Inchiesta
3) L’immigrazione del terzo millennio – il rompicapo demografico
Immigrazione e demografia sono un’intricata matassa di problemi difficile da sbrogliare e nella quale non è neppure semplice orientarsi. Un rompicapo nato dal peccato originale del grossolano svarione preso dal reverendo Malthus alla fine del ‘700: la popolazione è necessariamente limitata dai mezzi di sussistenza; a meno che non sia limitata da freni efficaci, la popolazione aumenta allorché aumentano i mezzi di sussistenza;questi freni e quelli che reprimono la maggior capacità di sviluppo della popolazione e ne mantengono gli effetti entro il limiti dei mezzi di sussistenza, si riducono tutti al controllo morale, al vizio ed alla miseria.
Le cose come sappiamo sono andate in altro modo: Malthus ha avuto torto. “Lo sviluppo tecnologico del dopoguerra, infatti, ha fatto sì che non ci fosse scarsità di cibo, ma semmai di soldi per comprarlo [….]. Con la diffusione della ricchezza, penso soprattutto a Cina e India, si sta diffondendo il miglior anticoncezionale che ci sia […]. Le giovani coppie di Pechino e di Shanghai che vogliono vivere bene e fare figli più tardi, sono già all’opera: stanno abbassando la fertilità media della Cina”([1]).
Insomma, il miglior anticoncezionale che ci sia è il reddito procapite che cresce. Con la lenta ma inarrestabile globalizzazione della ricchezza, si immagina che già a metà secolo la fertilità planetaria raggiungerà la soglia di sostituzione. In quel caso, fra 292 anni, la popolazione della Terra potrebbe essere di 9 miliardi, ovvero lo stesso livello del 2050. Nell’ipotesi più bassa, con una differenza di un quarto di bambino, si arriverebbe a 2,3 miliardi,più o meno il livello del dopoguerra.
Oggi si nasce pochissimo ma soprattutto si muore ancora di meno. Secondo molti studiosi la “demortalità” è il massimo responsabile dei cambiamenti, senza precedenti, che nel giro di pochi decenni hanno liquidato la relazione millenaria tra classi di età e generazioni.
Charles C. Mann in uno splendido articolo intitolato “The coming death shortage” ha preso il problema di petto e analizzando le statistiche degli ultimi decenni ha sentenziato: “Siamo in presenza di un vero e proprio rinvio di massa della morte”([2]).
Quasi un salto mortale nelle regole che da sempre hanno governato il ricambio intergenerazionale. Non è dunque da meravigliarsi che quello degli anziani è oggi il più forte “oggetto del desiderio” di chi compete per un pugno di voti in più.
A differenza di quanto avvenuto per secoli, quando, sulla base di una regola non dissimile da quella che governa il movimento dei corpi celesti, ogni 25 anni la generazione più giovane subentrava e prendeva il posto di quella precedente, oggi non è più così. E lo sarà ancora meno in futuro. Con schiere sempre più folte di anziani che, abbagliati dal miraggio di una possibile quasi-eternità, saranno sempre meno propensi a lasciare ai loro figli e nipoti le leve del potere saldamente detenute nelle loro mani. Saranno gli anziani e non i giovani i padroni del futuro? Quasi un ossimoro demografico intravisto già anni fa dall’economista americano Kenneth Boulding, che nel 1965 affermava: “E’ la propensione verso la morte dei vecchi, ricchi e potenti che dà speranza ai giovani, poveri e senza potere”.
[1] cfr. intervista di Hania Zlotnik, Il Sole24Ore, 23 luglio 2008.
[2] Charles C. Mann, The coming death shortage, in The Atlantic Monthly, May 2005.
Vedi anche:

1) L’immigrazione del terzo millennio





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